La differenza, in una riga
Un PIR legge il calore in movimento. Vede benissimo chi attraversa una stanza e smette di vedere chi sta fermo. Non è un difetto: è esattamente quello che fa, ed è il motivo per cui costa poco e va a batteria.
Un sensore a onde millimetriche legge i micro-movimenti. Gli basta il respiro. Per lui «divano occupato» è uno stato reale e continuo, non un timer che scade.
Da qui discende tutto il resto. Il PIR risponde alla domanda «è passato qualcuno?». Il radar risponde a «c'è qualcuno, adesso?». Sono due domande diverse e quasi tutte le automazioni che falliscono stanno facendo la prima domanda sperando nella seconda.
Il sintomo con cui te ne accorgi
Il caso da manuale è il divano, perché lì il comportamento normale è restare immobili per due ore. Dopo il timeout il PIR decide che la stanza è vuota mentre tu sei lì che guardi il film, e ti ritrovi al buio. Non lo risolvi con un timer più lungo: allunghi solo il tempo in cui la luce resta accesa a vuoto quando esci davvero, cioè peggiori l'altro lato dello stesso problema.
Gli altri due posti dove succede sono la scrivania — stai fermo a leggere o a guardare uno schermo — e il letto. Il bagno è un caso misto e ne parlo dopo.
La prova per capire se hai questo problema o un altro: se la luce si spegne mentre stai fermo, è il tipo di sensore. Se si spegne mentre ti muovi, allora è copertura o posizionamento, ed è una faccenda diversa.
Dove il PIR resta la scelta giusta
Non c'è nessun motivo di sostituire tutto. Nei punti di passaggio il PIR è migliore, non solo più economico: corridoi, scale, ingresso, ripostiglio, garage. Lì la domanda giusta è davvero «è passato qualcuno», la risposta serve subito, e nessuno si ferma immobile venti minuti.
In più ha due vantaggi concreti che il radar non ha: va a batteria, quindi lo metti dove vuoi senza pensare alle prese, e reagisce all'istante.
Regola pratica: dove la gente passa, PIR. Dove la gente si ferma, radar. Messa così, in una casa normale, la maggior parte dei sensori resta PIR.
Le zone: la funzione che cambia tutto, e che non a tutti serve
Qui c'è il vero bivio, ed è anche dove si spendono male i soldi. L'Aqara FP2 — il radar che uso io, 76 euro — non si paga per il radar in sé, si paga per le zone: mappi la stanza dall'app e disegni fino a trenta aree separate, divano, ingresso, scrivania, e ognuna diventa un dispositivo a sé, con il suo stato occupato/libero. Tiene traccia fino a cinque persone e copre stanze fino a circa 40 m².
La differenza non è un dettaglio: «c'è qualcuno in salotto» è un'informazione quasi inutile, «la zona divano è diventata libera» è un trigger su cui puoi costruire qualcosa. È quello che regge l'automazione dell'Apple TV che si ferma quando mi alzo — con un sensore senza zone non si può proprio fare.
Il rovescio: se non userai le zone, stai comprando la cosa sbagliata. Per una stanza piccola, un bagno, un ufficio dove ti serve solo sapere se c'è qualcuno, l'FP1E costa la metà, è Zigbee e si configura in cinque minuti, rinunciando a zone e multi-persona. Nella maggior parte delle stanze è la scelta giusta, e dirlo è più onesto che consigliare il modello grosso ovunque.
Il prezzo nascosto del radar
Il filo. L'FP2 va alimentato via USB-C e deve restare acceso. Non è un sensore a batteria da appiccicare dove capita: serve una presa vicina. Se il punto dove ti servirebbe non ce l'ha, il problema non lo risolvi — e vale la pena verificarlo prima di comprare.
La rete. Vuole Wi-Fi a 2.4GHz: non 5GHz, non Wi-Fi 6. Se hai una rete unificata con SSID singolo devi metterci mano, ed è il punto in cui più gente si blocca in fase di installazione.
Il pomeriggio. La mappatura delle zone è la parte che ti ruba il tempo. La mia prima zona divano era troppo generosa e il film si fermava ogni volta che passavo davanti per andare in cucina: va stretta fino a coprire la sola seduta, e ci si arriva per tentativi. Mettilo in conto come lavoro vero, non come configurazione.
Il ritardo. Il passaggio da occupato a libero non è istantaneo, ci mette qualche secondo. È una scelta giusta — altrimenti basterebbe sporgersi in avanti per far scattare tutto — ma significa che le cose succedono due o tre secondi dopo che ti sei alzato. Non compensare abbassando le soglie: peggiori i falsi positivi e guadagni pochissimo.
Falsi positivi: cosa controllare prima di dare la colpa al sensore
Quando un radar segnala presenza in una stanza vuota, nella stragrande maggioranza dei casi la zona è disegnata troppo larga e sta raccogliendo qualcosa che non volevi: un pezzo di corridoio, la soglia della porta, mezzo ingresso. È il mio errore iniziale ed è il primo posto da guardare.
La seconda cosa da verificare è se nel campo del sensore c'è qualcosa che si muove da solo. Un radar che legge i micro-movimenti non distingue il tuo respiro da altro movimento periodico nella stessa area: prima di concludere che il dispositivo è difettoso, prova a restringere la zona in modo da escludere quel punto e rifai la prova.
Il terzo caso sono gli animali in casa: un radar li vede, e se la tua automazione spegne o accende cose in base alla presenza, loro la fanno scattare. Non è un bug ed è bene saperlo prima, perché determina se quella stanza è adatta a questo tipo di sensore.
Il metodo che funziona per tutti e tre è lo stesso: cambia una cosa sola e aspetta un giorno intero. Toccare soglie, zone e timer insieme è il modo migliore per non capire più quale modifica ha risolto o rotto cosa.
Come li metterei io, stanza per stanza
Salotto / zona giorno aperta: radar con zone (FP2). È la stanza dove la gente si ferma a lungo ed è l'unica dove le zone si ripagano davvero, perché divano, tavolo e passaggio vogliono comportamenti diversi.
Scrivania / ufficio: radar senza zone (FP1E). Ti serve solo sapere se sei seduto lì, e lo sai a metà prezzo.
Bagno: radar senza zone. Qui il PIR fallisce per il motivo classico — sotto la doccia ti muovi poco e sei dietro una tenda o un vetro — e le zone non servono.
Camera da letto: valuta se ti serve davvero. Un radar in camera vede tutta la notte, e la domanda da farsi è cosa vuoi che faccia con quell'informazione prima di installarlo.
Corridoi, scale, ingresso, ripostiglio: PIR a batteria, e non pensarci più. Costano poco, durano, e per quel compito sono lo strumento migliore.
Il criterio finale, se devi comprarne uno solo: mettilo nella stanza dove passi più tempo fermo. È lì che il PIR ti sta tradendo adesso, ed è l'unico posto dove la differenza si sente ogni singolo giorno.
Stack usato in questa guida
Quello che ho in casa.
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